"Sono attrice per vocazione. Sono nata con il baco del protagonismo. Sarei stata una donna dimezzata se non avessi fatto questo lavoro. Sarei stata manchevole anche come donna"
E ancora, in un'intervista degli anni Settanta, Anna Proclemer si definisce “tigre di carta”, coraggiosa e fragile al tempo stesso.

Nasce a Trento nel 1923, figlia unica in una famiglia borghese; il padre Gino era ingegnere, la mamma Emma, bolognese. Di lei Anna dice “Era una casalinga inquieta, con velleità artistoidi. Forse da lei ho preso il sacro fuoco dell’arte”.

Della sua trentinità era fiera e consapevole, nonostante una vita trascorsa lontano dalla città di origine. Ne riconosceva, come donna e come artista, pregi e difetti: testardaggine, puntualità, rigore, perseveranza, puntiglio, ma anche chiusura e timidezza, difficoltà a vivere con leggerezza.

Presto la famiglia si trasferisce a Roma, dove Anna nel 1941 si iscrive a Lettere e Filosofia e da subito comincia a recitare al Teatro del GUF (Gruppo Universitario Fascista). Inizia così la lunghissima carriera artistica che durerà settant’anni.1

In un'intervista del 2000 a Franco Delli Guanti (regista de La Tigre di carta) racconta gli incontri artistici più importanti per lei, diventata attrice pur senza frequentare l’Accademia. Il primo è Orazio Costa, regista e insegnante all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma, da cui ha imparato a recitare in versi; il secondo è Vittorio Gassman, con cui fa compagnia dal 1952 al 1955, importantissimo per la sua formazione tecnica e anche per la lezione esistenziale:
Ma in fondo la cosa più importante che Vittorio mi ha insegnato è che non bisogna prendersi troppo sul serio. Sì, il teatro merita il massimo del rigore, applicazione, puntualità, concentrazione, memoria; mai farsi trovare in fallo, mai farsi cogliere in un momento di debolezza, se si sta male stringere i denti e avanti. Sì sì sì, tutto giusto … ma anche non dimenticarsi mai che stiamo giocando un grande GIOCO”.

E poi Giorgio Albertazzi, con il quale dal 1956 inizia un lungo sodalizio artistico e privato, proseguito anche oltre la fine della relazione sentimentale. La ditta Proclemer-Albertazzi si conquista subito grande popolarità: di impianto tradizionale, ma attenta ai cambiamenti del teatro contemporaneo, per quasi quindici anni propone un repertorio eterogeneo, caratterizzato da novità, da azzardi artistici ma anche da sapienti incursioni nei classici.

La sua biografia incrocia i grandi protagonisti del teatro e del cinema del Novecento, come Bragaglia, Squarzina, Strehler, Ronconi, Lavia, Ozpetek. Oltre a Gassman e Albertazzi, hanno recitato in compagnia con lei attori come Renzo Ricci, Gino Cervi, Tino Buazzelli, Gianrico Tedeschi… Tra le attrici Andreina Paganini, Lilla Brignone, Franca Nuti, Lina Volonghi, Bianca Toccafondi… e, ancora bambina, Ottavia Piccolo.

Tantissime le figure femminili rappresentate da Anna Proclemer nel corso della sua lunga vita artistica; la figlia Antonia Brancati le attribuisce la magia di aver saputo conferire ai suoi personaggi un’aura mitica e una valenza universale. Basti pensare alle tante interpretazioni di regine: Ecuba, Clitemnestra, Giocasta nelle tragedie greche, o ancora Cleopatra, Maria Stuarda e anche Gertrude madre di Amleto.
Le va riconosciuto il merito di aver saputo rendere “mitiche” anche altre figure femminili, come la maestrina Anne Sullivan diventata Anna dei miracoli, Caterina Lehar, lesbica di religione protestante ne La governante di Vitaliano Brancati, l’imprenditrice sessuale signora Warren, l’avida moglie Regina Giddens di Piccole volpi o ancora la Marta di Chi ha paura di Virginia Woolf?.

Negli ultimi anni della carriera, con “Anna dei pianoforti”, ha scelto la forma espressiva del melologo: voleva che la musica non fosse accompagnamento o sottofondo, ma si confondesse con la sua voce in un armonioso tutt’uno.

Negli anni, con forme e finalità diverse, ha fatto in modo che il suo ruolo da protagonista del Teatro italiano del Novecento non andasse disperso.
Nel 1978, quando aveva 53 anni, pubblica Lettere da un matrimonio, epistolario con il marito Vitaliano Brancati, a quasi 25 anni dalla scomparsa del grande scrittore e intellettuale siciliano. Le lettere sono prevalentemente di Brancati, ma le sue incursioni qua e là raccontano e ritraggono i suoi sentimenti con realismo, senza veli, con disincanto: sono un'elaborazione di vissuti e forse anche una sorta di liberazione personale.

Dal 1995 comincia la donazione del suo archivio personale e artistico al Gabinetto scientifico letterario G.P. Viesseux di Firenze, dove sono consultabili epistolari, diari personali, quaderni di viaggio, articoli, critiche, copioni e tante altre fonti che nel loro insieme costituiscono la testimonianza significativa della vita privata e della carriera di Anna.

Infine, nel 2006, all’età di 83 anni, pubblica il suo sito ufficiale www.annaproclemer.it di cui in più occasioni ha dichiarato di essere molto orgogliosa. Nella homepage scrive:
“Questa sul web è l’autobiografia che mi sono sempre rifiutata di scrivere (e molti editori me l’avevano sollecitata)
”.
Il sito è articolato, come un libro, in capitoli che corrispondono ai tempi della sua vita e della sua carriera; è al tempo stesso corposa autobiografia e storia del Teatro italiano del Novecento e dei suoi protagonisti.

È anche una sorta di “consegna” alla figlia Antonia, nata nel 1947 dal matrimonio con lo scrittore Vitaliano Brancati. Proprio a lei A.P. aveva chiesto di curare gli aggiornamenti. Anna Proclemer muore a Roma il 25 aprile 2013, circa un mese prima del suo novantesimo compleanno.

Nel 2018, a cinque anni dalla scomparsa, il Comune di Trento le ha intitolato lo spazio del “Ridotto” del Teatro Sociale. Il Comune di Roma nel 2013 aveva annunciato l’intenzione di renderle omaggio attraverso l’intitolazione del celebre e storico Teatro delle Arti di via Sicilia; a oggi, purtroppo, il progetto di recupero e riapertura dell’importante struttura culturale è lontano dalla realizzazione.

Tra i tanti riconoscimenti ricevuti, il più significativo nel 1996 è stata la nomina a Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica da parte dell’allora Presidente Oscar Luigi Scalfaro.

Note


1 l’infinita lista dei suoi lavori teatrali, radiofonici, televisivi e cinematografici compare nel suo sito www.annaproclemer.it


Fonti, risorse bibliografiche, siti su Anna Proclemer

Sito www.annaproclemer.it
Vitaliano Brancati, Anna Proclemer, "Lettere da un matrimonio", Milano, Rizzoli, 1978 (poi Firenze, Giunti, 1995, con prefazione di Enzo Siciliano)

"Anna Proclemer. Vita e teatro", Firenze, Centro di Promozione Teatro della Pergola, Sala Oro, 20 febbraio-22 marzo 1998, mostra documentaria e catalogo a cura di Luca Scarlini, Firenze, Polistampa, 1998

Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, vol. 85 (2016), p. 478-480

"La tigre di carta: Anna Proclemer tra successi e fragilità", un film di Franco Delli Guanti, Officina Immagine, 2018

Rai Play Sound: Hollywood Party del 30 giugno 2020 (dal minuto 33) Intervista al regista Franco Delli Guanti

Referenze iconografiche

L'immagine di Anna Proclemer è tratta dalla locandina del film La tigre di carta. Anna Proclemer tra successi e fragilità, regia di Franco Delli Guanti (2018), per gentile concessione del regista.


Bruna Proclemer

Laureata in Giurisprudenza a Bologna, già dirigente amministrativa nei settori pubblici della Sanità e degli Enti Locali. Per il Comune di Udine ha seguito attività, eventi e progetti della Commissione Pari Opportunità. Attualmente svolge attività come volontaria a Udine per la Casa delle Donne “Paola Trombetti” e per il suo Centro di documentazione su aspetti relativi alla cultura e al linguaggio di genere.

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Voce pubblicata nel: 2016

Ultimo aggiornamento: 2023