Carolina Rispoli

Melfi 1893 - Roma 1991
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Carolina Rispoli esordì giovanissima come scrittrice, pubblicando a diciassette anni, sulla rivista «Vita femminile italiana» (1907-1913), la novella Lotta elettorale, con lo pseudonimo di Aurora Fiore, pubblicazione dovuta all’apprezzamento della fondatrice e direttrice della rivista, Sofia Bisi Albini, che vide nella giovane scrittrice lucana alcuni tratti che la avvicinavano a Grazia Deledda. A ventitré anni, nel 1916, pubblicò il suo primo romanzo, Ragazze Da Marito, con prefazione della stessa Bisi Albini.

Nel 1922 sposò lo storico e politico lucano Raffaele Ciasca, docente di Storia moderna dapprima al Magistero di Messina (1923), poi (dal 1925) all’Università di Cagliari, successivamente a quella di Genova, in seguito, negli anni della seconda guerra mondiale, docente di Storia economica all’Università Cattolica di Milano, infine docente di Scienze Politiche a partire dal 1949 all’Università La Sapienza di Roma, senatore del collegio di Melfi dal 1948 al 1958, Presidente del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione, fondatore delle Deputazione di Storia Patria della Lucania e suo primo presidente. Carolina Rispoli seguì il marito in tutti i suoi spostamenti. Dopo il matrimonio, privilegiò la scrittura di saggi, come Gerardiello (Roma, Sales), sulla vita di San Gerardo Maiella, e Uomini Oscuri del Mezzogiorno nel Risorgimento (1962), influenzata forse dal marito, collaborando con la rivista «Vita e Pensiero», dell’Università Cattolica di Milano, sulle cui pagine pubblicò nel 1923, Le angustie dell’amore e Il riposo, nel 1924 La vita sulle rovine, nel 1951 Fioritura di santità nell’Italia meridionale nel secolo XVIII. Dopo la morte del marito, avvenuta nel 1975, Carolina Rispoli si dedicò soprattutto alla divulgazione del ruolo culturale e politico da lui svolto, anche dedicandogli nel 1977 un saggio: La giovinezza di Raffaele Ciasca tra Giustino Fortunato e Gaetano Salvemini.

Fu madre dell’archeologa Antonia Ciasca che, dopo essere stata assistente di Filologia Semitica con Sabatino Moscati, istituì la prima cattedra italiana di Antichità Puniche nell’Università La Sapienza di Roma. La sua fama a livello internazionale è legata al primo scavo in Israele nel 1959. Nel 1964 iniziò la prima campagna di scavo presso il tofet dell’isola di Mozia, nei pressi della costa marsalese, un luogo di straordinario fascino naturalistico e archeologico, dove lavorò fino al 1992. Nel 1975 partecipò anche agli scavi di Tharros, in provincia di Oristano. Ha diretto anche alcune missioni topografiche in Tunisia e in Algeria, identificando in particolare il sito di Capo Bon. Antonia Ciasca si è spenta a Roma nel 2001, l’Università “La Sapienza” di Roma le ha intitolato una sezione annuale di studi. La scelta di una vita attiva e indipendente compiuta da Antonia Ciasca fa riflettere su come i valori percepiti e proposti dalla madre nei romanzi in relazione alla condizione della donna, pur avendo lei stessa deciso di accettare un ruolo di subordinazione, legato all’essere moglie di un uomo che svolgeva ruoli pubblici di rilievo, abbiano sprigionato comunque una forza tale da realizzarsi poi concretamente e pienamente nella figlia.

La condizione delle donne nel Sud è stato il primo tema cui Carolina Rispoli ha dedicato interesse, su di esse, infatti, aveva basato il suo primo romanzo Ragazze da marito (Milano, Quintieri, 1916), dove narra della condizione di cinque sorelle di Melfi, attraverso le quali denuncia la posizione di inferiorità che la donna aveva in una società in cui non pareva esserci posto se non per l’uomo. Emilia, Elena, Margherita, Elvira e Amalia, figlie dell’Avvocato Don Gaetano Forgiuele, vivono nella borghese casa paterna aspettando il matrimonio, unica strada verso una condizione di vita rispettabile, inattaccabile rispetto ai giudizi della gente, mentre Ciccillo, il figlio maschio, può frequentare l’Università e laurearsi. Intenso il rapporto tra Emilia, piena di buon senso, ed Elena, recalcitrante di fronte alle imposizioni della società borghese patriarcale. Quando Emilia dovrà accettare un matrimonio combinato, così Elena la consiglia:

I temi sono difficili assai, sorella mia. Tu hai visto che matrimoni si fanno. Tutti matrimoni d’interesse. Per chi ha poca dote è un guaio serio. O bisogna adattarsi a non maritarsi affatto e restare in casa a far la serva alle cognate. Ma tu ti mariterai bene è fuor di dubbio. Chi sa quante ti invidieranno e desidereranno la tua fortuna. Di questi tempi con poca dote, quando si è trovato un buon uomo, con una buona posizione, che si vuol andar trovando?

Ma non saranno tanto le parole di buon senso della sorella a convincere Emilia al matrimonio, bensì, ormai giunta ai ventisei anni, l’incubo di rimanere zitella, con ciò che comportava nella società in cui viveva:

[…] ebbe davanti agli occhi la visione spaventosa e terrificante, per ogni anima di donna del mezzogiorno, la visione sempre squallida […] di rimanere zitella nella vecchia casa, senza più speranza, col fratello, chi sa con una cognata […].

I romanzi successivi di Carolina Rispoli indagano nella psicologia di uomini nei rapporti di odio e amore con le donne. La terra degli asfodèli (Milano, Cèschina, 1933) narra di una giovane donna, Maria, che arrivata da Melfi a Cagliari sposa un giovane professore universitario. La fede religiosa e la quieta accettazione di quanto la vita di coppia impone sono gli unici veri collanti del matrimonio. Con La torre che non crolla (Milano, Cèschina, 1938), ultimo romanzo di Rispoli, ambientato a Genova, la scrittrice lucana analizza la mentalità dell’uomo nella scelta della sua compagna di vita. Il protagonista, infatti, dopo una difficile relazione con una donna genovese, restia ad accettare le regole di un uomo del sud, torna a Melfi, suo paese natale, dove sposa una donna le cui doti sono la pazienza e l’umiltà.

Va sottolineato l’impegno di Carolina Rispoli, pur in un ambiente non favorevole al protagonismo delle donne, come poteva essere la Melfi dei primi decenni del Novecento, ad aprire, con sguardo di donna, interessanti finestre sulla realtà femminile del Sud, nonostante lei stessa sia poi stata nelle scelte di vita e, forse, di scrittura interprete del ruolo subalterno della donna, autoimposto dalla adesione consapevole o meno a una visione patriarcale del matrimonio.

La scrittura di Carolina Rispoli si fa apprezzare per la sua aderenza alle cose, alle situazioni narrative, ai caratteri dei personaggi, il cui linguaggio aderisce perfettamente allo loro status sociale, culturale e psicologico. La realtà della provincia meridionale come quella delle grandi città del nord è rappresentata senza eccessi di descrittivismo e mantenendo un equilibrio costante tra dinamiche degli eventi e sguardo interiore. Ne esce una realtà asciutta, autentica nella dimensione del quotidiano, senza orpelli retorici, né piegata a effetti di indottrinamento, benché sorretta da una chiara idea delle impari relazioni tra uomo e donna.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Carmela Genovese, Carolina Rispoli “Ragazze da marito”, in Poeti e scrittori lucani contemporanei, Humanitas, 1994

Mario Santoro, Carolina Rispoli, in La memoria e l’identità, Consiglio Regionale della Basilicata, 2005

Sitografia
Voce a lei dedicata su Wikipedia

Voce a lei dedicata sul sito del Consiglio Regionale della Basilicata

https://www.aptbasilicata.it/Rispoli-Carolina.1244.0.html

 

Lorenza Colicigno

Già docente del Liceo Ginnasio “Q. Orazio Flacco” di Potenza, giornalista, poeta e animatrice culturale, ha pubblicato sillogi liriche e saggi dedicati alla scrittura delle donne. Come docente di scrittura letteraria e come formatrice su tematiche didattiche e DDI, ha tenuto numerosi laboratori in scuole e Archivi di Stato, di cui sono state pubblicate le sintesi. Come giornalista, collabora con testate giornalistiche e con la Rai.

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