Esther Inglis

1569/71? - 1624
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Gran Bretagna e Francia si definiscono entrambe patria di questa artista, prolifica calligrafa, miniatrice e ricamatrice. In effetti Esther era nata a Dieppe ma crebbe in Scozia, dato che durante le guerre di religione i genitori di fede ugonotta erano dovuti fuggire dalla Francia, ridivenuta cattolica. In Scozia Esther sposò Bartolomew Kello, pastore protestante con incarichi di tipo politico; dal matrimonio nacquero sei figli, due dei quali non giunsero all’età adulta. 

 

L’artista aveva ricevuto dal padre Nicholas, insegnante, un’istruzione umanistica aggiornata; inoltre era stata avviata alla calligrafia dalla madre Marie Presot. In questo settore Esther dimostrò molto presto grande talento, producendo ricercati volumetti nei quali utilizzava oltre quaranta stili di scrittura a mano, con virtuosismi come le lettere di circa 1 mm (il formato minuscolo, detto limning, al tempo veniva particolarmente apprezzato) e la scrittura speculare. I testi erano in prevalenza di tipo religioso, perché si riteneva che a una donna non si addicessero altri argomenti. Esther si adeguava a questi limiti, ma era consapevole del proprio valore e lo dimostrava firmando le sue opere e riuscendo ad ottenere anche dei compensi per esse.

 

I micro libri erano rilegati in pelle, velluto o seta e molti erano arricchiti da ricami con perline e fili d’oro. Alcuni presentavano uno stile di scrittura diverso in ogni pagina, erano decorati con miniature e disegni colorati di farfalle, uccelli e fiori, iniziali istoriate ed elaborati frontespizi a inchiostro nero.  

Attenta a mantenere la sua identità artistica, l’artista apponeva sempre la propria firma, con il nome da nubile in francese (Langlois) o scozzese (Inglis); eppure attualmente il suo lavoro è solitamente catalogato sotto il cognome Kello, preso dal marito. Accanto alla firma, a partire dal 1599, Esther iniziò a inserire l’autoritratto, consuetudine assai rara per quei tempi; le sue opere ne proponevano quattro tipi, per lo più di tre quarti: dipinti in nero, in marrone, a colori, oppure piccoli busti su sfondo blu.

 

Inizialmente i volumetti di Esther furono presentati in pubblico dal padre e dal marito, che lavoravano anche come segretari di numerosi potenti, compresa la Regina Elisabetta I. Queste opere-gioiello venivano allegate in forma di omaggio a documenti di varia natura, conquistando il favore degli interlocutori più raffinati durante transazioni di particolare valenza strategica e politica. L’omaggio fu anche un modo per attirare l’attenzione delle personalità più generose sull’autrice, in modo da ottenere dei compensi; infatti molte fonti raccontano che dal 1607 Inglis poté contare su un mecenate che le elargiva una rendita modesta ma sicura. La stima raccolta ovunque le permise anche di presentarsi autonomamente a partire dai primi anni del 1600; tuttavia i conti dell’artista riportavano ancora difficoltà finanziarie quando lei morì, nel 1624. 

Tra le donne abili come calligrafe, in Scozia piuttosto rare, Esther Inglis è eccezionale soprattutto per l’abbondante produzione, che in buona parte è arrivata fino ad oggi.

Lidia Piras

Ha fatto parte di diverse associazioni di donne fin dagli anni universitari e si è laureata a Cagliari con una tesi sul lavoro femminile. Insegna Storia dell’Arte nei licei da circa vent’anni; contemporaneamente svolge una specifica ricerca sulle artiste del passato, confrontandosi con la prospettiva pedagogica della differenza. Negli ultimi anni ha tenuto una serie di lezioni pubbliche su temi come: La corporeità difficile: testimonianza di alcune artiste sulla violenza, Il punto di vista di genere nell’architettura di Grete Schϋtte–Lihotzky, Charlotte Salomon: un percorso di rinascita interrotto ad Auschwitz.

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