Gracia Nasi

detta Beatrice de Luna

Portogallo 1510 - Istanbul 1569 ca.
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Il suo nome segreto, usato in famiglia, era Gracia, equivalente all’ebraico Hannah. Apparteneva a un antico casato ebraico, quello dei Nasi. Da cristiana nuova, vale a dire forzata ad essere tale, cioè marrana, si chiamò Beatrice de Luna.
Nacque verosimilmente nel 1510 in Portogallo dove la sua famiglia si era rifugiata dopo l’editto di espulsione degli ebrei dalla Spagna.
Convertitasi, la famiglia Nasi mutò il nome in De Luna. Pur vivendo da cristiana fu educata occultamente al giudaismo e probabilmente si sentì sempre ebrea. A 18 anni sposò Francisco Mendes che a Lisbona si occupava di commerci su vasta scala. Ebbe una figlia che battezzò con lo stesso nome di sua sorella, Brianda (“regina” in ebraico). Brianda sposò il fratello di Francisco Mendez, Diogo, e i due diedero alla loro figlia il nome della sorella di Brianda, Beatrice. L’intreccio di nomi ha causato difficoltà nella ricostruzione storiografica delle vicende di Gracia.
La ditta dei due fratelli Mendes aveva frequenti rapporti con altri paesi e il Portogallo stava un po’ stretto a quanti, come probabilmente Beatrice e i suoi, erano cristiani solo in superficie. Così, quando morì il marito, Beatrice e la ditta Mendes, che si occupava soprattutto di commercio di spezie, si trasferirono ad Anversa dove già c’era il cognato. Non le fu facile lasciare il paese visto che i loro beni facevano gola alle più importanti famiglie portoghesi.
Ad Anversa gli ebrei esuli dalla Spagna e dal Portogallo formavano una nutrita comunità che proteggeva i correligionari ai quali era stato impossibile lasciare quei paesi e aiutava quanti intendevano emigrare in Turchia passando dall’ Italia. Ciò fu esattamente quello che fece Beatrice (continuiamo a chiamarla così perchè anche ad Anversa viveva pubblicamente da cristiana), che lasciò Anversa tra la fine del 1544 e l’inizio dell’anno successivo. Nel frattempo, tra il 1542 e il 1543, tutt’intorno la situazione per gli ebrei volgeva al peggio. Morto il cognato Diogo, Beatrice ereditò metà del capitale dell’azienda e divenne amministratrice dell’immensa fortuna dei Mendes. L’azienda “Eredi Francisco e Diogo Mendes” da lei guidata continuò la propria attività producendo una ricchezza che in molti casi pose i Mendes al riparo dalle avversità, ma attrasse anche ostilità: come quando Francesco d’Aragona, discendente della casa reale, mise gli occhi sulla figlia di Beatrice che non aveva ancora dieci anni. Beatrice, assieme alla sorella e alle relative figlie, decise di lasciare Anversa alla volta prima di Aquisgrana – col pretesto dei “bagni” – quindi di Lione e infine di Venezia. Si trattava di una vera e propria fuga in collaborazione con il nipote di Beatrice e di Brianda, Joseph Nasi.
Fra le due sorelle sorsero dissidi: Brianda faticava ad accettare la funzione di amministratrice di Beatrice, la quale a sua volta non voleva stabilirsi a Venezia, tanto da scegliere nel 1549 Ferrara e la corte del duca Ercole II. Anche Brianda finì poi col rifugiarsi a Ferrara dopo che a Venezia nel 1550 venne decretata l’epulsione dei marrani. Non sono chiare le ragioni che riportano le due sorelle a Venezia. Sta di fatto che a Venezia Beatrice fu costretta al domicilio coatto decretato dalle autorità alle quali si era rivolta Brianda, che paventava la partenza della sorella per la Turchia con tutto il patrimonio. Le due sorelle si erano infatti accordate a Ferrara sulla spartizione delle risorse ma non sui programmi futuri giacchè Brianda non intendeva lasciare l’Italia. Dopo un lungo contenzioso la questione si appianò e Beatrice nel 1553 partì per la Turchia dove potè essere, come peraltro già a Ferrara, l’ebrea che era e si era sempre sentita di essere.
A Ferrara, dove trovò un ambiente accogliente, era rimasta dal 1549 al 1552. Là tornò all’ebraismo e agì in favore dei convertiti per forza aiutandoli a ritrovare la loro vera ed originaria identità. Per favorire il reinserimento nell’ambiente ebraico Gracia promosse, finanziandola, la pubblicazione della Bibbia e di altre opere liturgiche in spagnolo. Come Ferrara fu il centro della produzione editoriale marrana, così nella città estense donna Gracia fu l’anima del progetto di rieducazione all’ebraismo. Nella dedica a lei dell’opera di Samuel Usque Consolazione delle tribolazioni di Israele, l’autore le attribuisce il merito di aver salvato molti correligionari soccorrendoli moralmente e materialmente. Negli ultimi decenni del Cinquecento Ferrara non fu più per gli ebrei uno dei luoghi più sicuri in cui vivere. Gracia lasciò Ferrara per un breve soggiorno a Venezia per poi partire per le terre della Sublime Porta. In Turchia infatti da tempo trovavano rifugio ebrei provenienti da molti paesi che venivano accolti favorevolmente per la necessità dell’impero turco di disporre di persone abili nei commerci e nelle industrie.
Nel 1553 Beatrice de Luna, ormai per sempre Gracia Nasi, fu accolta a Costantinopoli con ogni onore assieme alla figlia. Gli ebrei, orgogliosi di lei, la trattavano con devozione chiamandola “Senora”. Come a Ferrara si era prevalentemente dedicata alla ricostruzione delle basi culturali e liturgiche ebraiche perdute, così a Costantinopoli si impegnò a sostenere i correligionari più poveri. Si diceva che ogni giorno facesse posto alla sua tavola a un’ottantina di indigenti.
Il caso di Gracia, influente e reattiva, mette in crisi la tradizionale e un po’ topica considerazione degli ebrei come eterne vittime, capaci solo di rassegnazione. C’è chi ritiene che Gracia abbia acquistato dal sultano la città di Tiberiade per farne un luogo nel quale potessero stabilirsi tutti gli ebrei che lo volessero. Il progetto fallì, ma dimostra la sua capacità propositiva e anche quella del nipote Joseph Nasi, creato duca di Naxos nel 1566 dal sultano, uomo potente e discusso che condivise molte delle traversie e delle iniziative di Gracia e che ne sposò la nipote.
Nel 1570 Gracia morì a Costantinopoli dove ha continuato ad esistere a lungo una sinagoga dedicata a lei, “La Senora”.Bibliografia:

Fonti, risorse bibliografiche, siti

C.Roth, Dona Gracia Nasi, Parigi 1990

M.G.Muzzarelli, Beatrice de Luna, vedova Mendes, alias donna Gracia Nasi: un'ebrea influente (1510-1569ca), in O. Niccoli (a cura di), Rinascimento al femminile, Roma-Bari 1991, pp. 83-116

G.Nassi, R.Toueg, Dona Gracia Nasi, Tel Aviv 1991

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Maria Giuseppina Muzzarelli

Professore ordinario di Storia medievale all'Università di Bologna, si occupa di storia della mentalità e della società. Ha studiato in particolare i Monti di Pietà, la storia degli ebrei e delle donne, i Libri penitenziali dell'alto Medioevo e la predicazione nel Basso Medioevo Si è occupata anche di storia del costume e della moda.Fra le sue pubblicazioni: Guardaroba medievale. Vesti e società dal XIII al XVI secolo, Bologna 2008 (prima edizione 1999), Il denaro e la salvezza. L'invenzione del Monte di Pietà, Bologna 2001, Donne e cibo. Una relazione nella storia (con Fiorenza Tarozzi), Milano 2003, Pescatori di uomini. Predicatori e piazze alla fine del Medioevo, Bologna 2005, Un'italiana alla corte di Francia. Christine de Pizan, intellettuale e donna, Bologna 2007.

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