Isabella Bruce

anni '70 del XIII secolo - 1358
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Isabella, figlia dell’aristocratico scozzese Robert Bruce, conte di Carrick, e di sua moglie Marjorie, nacque negli anni ’70 del XIII secolo, sicuramente dopo il 1272, anno del matrimonio dei suoi genitori. Il nome Isabella, ereditato dalla bisnonna, dalla nonna e dalla zia paterne, secondo l’uso scozzese, fa sospettare che fosse la prima figlia femmina del conte e della contessa di Carrick, il che ne collocherebbe la nascita nei primi anni del decennio.

Tra il 1292 e il 1293 sposò il re Eiríkr II di Norvegia, già vedovo della principessa Margherita di Scozia, con il quale ebbe un’unica figlia, Ingibjorg, nata intorno al 1297. Alla morte del marito, nel 1299, rimase a vivere a Bergen. Morì dopo il 1357, dal momento che esiste un documento della primavera di quell’anno in cui Isabella è citata come erede dei beni personali della figlia. Secondo gli Annali islandesi morì nel 1358.

L’esistenza di Isabella è attestata quasi esclusivamente in fonti di tipo documentario, da cui emergono una presenza attiva nella vita pubblica e politica norvegese e scozzese e notevoli interessi culturali.

Il corredo di Isabella

Il primo documento importante è quello riportato nel Diplomatarium Norwegicum, volume XIX n. 390, che riporta la lista dei beni che facevano parte del suo corredo.

Gli oggetti elencati al principio sono articoli di abbigliamento che devono servire alla regina. Abbiamo quattro completi (robae) di tessuto pregiato come lo scarletum “tessuto di lana fine” o il camelinumprezioso tessuto simile per colore o consistenza al pelo di cammello”, il bluetumstoffa azzurra” e in vari colori, albus “bianco”, e il brunetus “color bruno, marrone”, murretuscolor delle more”.

Nelle robae sono compresi diversi pezzi di vestiario: tunica “veste”, supertunicalia “sopravvesti”, aperte o chiuse, mantellum “mantello”, capucium “copricapo”, capa “mantello con annesso cappuccio”; due delle cappe sono foderate.

Altri completi sono foderati di “vaio minuto” (pelliccia di scoiattolo siberiano rifinita, cioè solo la parte bianca), tranne un mantello blu foderato di “vaio grosso” (non rifinito).

Nel corredo sono presenti anche tre completi per il letto (lectus, lectulus), rispettivamente formati da un materasso di carda, una trapunta rossa, due lenzuoli, una coperta di lana fine color sanguigno foderata di vaio minuto, un copriletto di panno aureo con impresso lo stemma araldico del regno di Francia; un materasso di carda, una trapunta giallo zafferano, un cuscino, due lenzuoli, una coperta verde foderata di vaio minuto, un copriletto rosso realizzato con fili d’oro e impresso con talenti d’oro; un materasso di carda, trapunta verde, due lenzuoli, coperta di persico (blu scuro) foderata di pelliccia di scoiattolo grigio.

A questi completi per il letto si aggiungono una cortina di carda, quattro tende o arazzi color giallo zafferano, tre drappi a strisce a copertura di panca o tavola.

Sono citati anche i regalia, che dovevano servire per l’incoronazione o per realizzare abiti o oggetti ufficiali: due sciamiti (tessuti di sei fili di seta) rossi, due panni aurei, quattro pezze di panno di colori diversi, un panno di seta per farne un cuscino.

Nel corredo non mancano suppellettili per la tavola, ovvero ventiquattro scodelle d’argento da 30 marchi e 5 solidi d’argento, quattro salsiere da 9 marchi e 10 solidi, dodici coppe rotonde da 12 marchi, quattro anfore da vino da 16 marchi e 5 solidi, quattro bacili da 11 marchi, un incensiere da 40 solidi.

Tra gli altri oggetti appartenenti a Isabella sono citati anche tre cassapanche per riporre gli abiti, una per le candele, tre sacchi di cuoio con chiusure d’argento per gli abiti, due ceste ricoperte di cuoio per gli utensili d’argento, e infine due piccole corone, di cui una più grande e una più minuscola.

 

Ruolo nella vita pubblica norvegese e scozzese

Dopo la morte del marito, Isabella continuò a vivere a Bergen, dove aveva rapporti particolarmente stretti e amichevoli con la chiesa locale. Presenziò, insieme al cognato Hákon V e alla regina Eufemia, alla consacrazione di Arne vescovo di Bergen nel 1305; testimoniò relativamente ad alcune concessioni e donazioni fatte dal marito Eiríkr II; fece una serie di donazioni e ne ottenne anche, dal vescovo Auðfinn Sigurðarson, sotto forma di case nella zona di Bergen con usufrutto vita natural durante. È possibile che abbia contribuito alla conclusione dell’alleanza tra suo cognato e suo fratello, il re degli Scozzesi Robert I Bruce, conclusa a Inverness nel 1312. È possibile che abbia esercitato un’azione diplomatica, forse più informale e personale che ufficiale, tra i due paesi: sappiamo dai documenti che nel 1341, tramite sua sorella Cristiana di Moray, rimise il debito che un mercante norvegese aveva contratto ad Aberdeen, e nel 1342 suo nipote Davide II assegnò una somma di denaro a un “inviato della regina di Norvegia”.

Intorno al 1300 fece fidanzare la figlia con l’erede dello jarl delle Orcadi, Jón Magnússon, ma questi morì prematuramente. Intorno al 1312 Ingibjorg e la cugina omonima, figlia di re Hákon,sposarono i fratelli minori del re di Svezia, rispettivamente Valdemar ed Erik.

 

Isabella donna di cultura

Isabella era una donna istruita e sicuramente conosceva il francese, come dimostra un manoscritto contenente una traduzione in francese antico della Storia delle gesta d’oltremare di Guglielmo di Tiro. Questo manoscritto, redatto ad Antiochia nella seconda metà del XIII secolo e giunto poi nell’Europa del Nord (le ipotesi sul percorso fatto dal manoscritto sono più di una), è il primo volume contenente un’opera letteraria in francese approdato in Norvegia ed è oggi conservato presso la Biblioteca Apostolica della Città del Vaticano, sotto la segnatura Cod. Pal. Vat. 1963. Nel margine superiore dei fogli iniziale (1r) e finale (258r) del codice compare in una maiuscola con alcuni tratti onciali e alcune lettere di forma minuscola, vergato in inchiostro rosso chiaro, l’ex libris di Isabella: Liber domine Isabelle Dei gratia regine Norwagie.1

  1. vedi immagine, in alto in rosso  ^

Valeria Di Clemente

Valeria Di Clemente insegna filologia germanica presso l’università di Catania, sede di Ragusa. Si occupa di lingua e letteratura medica nel Medioevo germanico, antroponimia, presenza dell’elemento linguistico e culturale germanico nella Scozia medievale, women’s studies (Europa settentrionale e Scandinavia nel Medioevo), ricezione del mito e della letteratura germanica nella produzione culturale contemporanea, Early Scots e letteratura scozzese medievale. Il suo profilo pubblico è consultabile al link http://www.sdslingue.unict.it/docenti/valeria.diclemente/.

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