Poitiers, monastero della Santa Croce: tra queste mura claustrali, a cavallo tra VI e VII secolo, visse la monaca Baudonivia, minima omnium minimarum, come ella stessa si definisce esprimendo una topica retorica professione di modestia.

A Baudonivia la badessa del monastero Dedimia affidò l’incarico di scrivere una
Vita di santa Radegonda, luminosissima figura di regina, monaca e santa, fondatrice del monastero poitevino. La Vita Radegundis di Baudonivia - unico testo di lei pervenuto - si impone all’attenzione degli studi per tre motivi. Innanzitutto si tratta di un testo letterario prodotto da una donna, circostanza niente affatto comune a quest’altezza cronologica. In secondo luogo l’opera vive per una particolarissima e inusuale triangolazione femminile: agiografia di una donna, commissionata da una donna e da una donna composta. Infine, la Vita Radegundis della monaca Baudonivia giunge a pochissimi anni di distanza da una precedente vita della santa, scritta da quell’immenso poeta e agiografo italico che fu Venanzio Fortunato il quale, espatriato in Gallia per ottenere fortuna dal suo talento intellettuale, giunto nel monastero di Radegonda, lì si fermò conquistato dallo straordinario carisma spirituale di quella donna che era stata capace di uscire dall’inviso vincolo matrimoniale con il re merovingio Clotario I, per votarsi a Dio e alla carità.

Le motivazioni che indussero Venanzio a celebrare la vita della santa sono facilmente intuibili: onorare l’intenso legame affettivo che lo aveva unito alla donna e insieme fissare sulla pagina i tratti peculiari della personalità e della vita condotta da Radegonda perché non ne andasse dispersa la memoria. Anche riguardo alla ragione per cui la badessa Didimia si risolse a chiedere alla sua consorella una nuova Vita della loro madre fondatrice si possono avanzare alcune considerazioni: ad appena due anni dalla morte di Radegonda, nel 589 il monastero di Poitiers si trovò a patire la violenta insubordinazione di alcune aristocratiche monache che si ribellarono all’elezione della nuova badessa Leubovera che non era nobile di nascita. Il diavolo si insediò nel cuore di costoro: nel monastero scoppiò l’anarchia ed esso, anche sotto il profilo morale, conobbe il momento peggiore della sua storia.

Si può immaginare che quando l’infamante rivolta delle monache, trascorso qualche tempo, si spense naturalmente da sé, la nuova badessa, Dedimia appunto, per riabilitare l’immagine del monastero abbia voluto riaccendere il culto di Radegonda con il racconto di miracoli nuovi rispetto a quelli raccontati da Venanzio. Baudonivia, pur dichiarando fin dal prologo il suo debito nei confronti dell’illustre predecessore Venanzio e pur riprendendo numerosi passi non solo dalla Vita Radegundis venanziana ma anche da altre sue opere, si muove tuttavia con libertà narrativa rispetto al suo modello. La monaca, dopo aver dichiarato di non voler ripetere quanto aveva già scritto Venanzio, riporta la descrizione di 21 miracoli compiuti da Radegonda, del tutto nuovi rispetto alla precedente Vita. Ma non solo: Baudonivia mette a fuoco certi atteggiamenti della santa che non erano stati minimamente affrontati da Venanzio.

E così apprendiamo dalla monaca che Radegonda si era spesa moltissimo per ottenere numerose e preziose reliquie
- delle quali la più famosa fu quella della Santa Croce - e che, per salvaguardare la pace nella sua patria, inviava frequenti lettere ai rissosi figli di Clotario - sempre in lotta tra di loro - esortandoli alla concordia; e veniamo anche a conoscenza di due visioni che la santa ebbe, segno tangibile del suo potere di esperire il divino.

Nel trattamento letterario dell’esperienza mistica di Radegonda, Baudonivia non si ritrae dal ricorrere a un linguaggio amoroso che a tratti si fa erotico
, soffermandosi sulla fisicità e ponendo il corpo al centro delle pratiche penitenziali di Radegonda e del suo desiderio di Dio.

A dispetto delle ripetute affermazioni di modestia, la scrittura latina di Baudonivia, pur con qualche ingenuità, appare sicura e incisiva. Facendo tesoro della lezione venanziana, l’agiografa sfrutta abilmente gli artifici della retorica per rendere il suo dettato più efficace (cursus, poliptoti, figure etimologiche, assonanze, accumulatio, allocuzioni dirette, parallelismi).

Ma nella prosa di Baudonivia dietro il belletto dello stile si coglie anche il soffio di una commozione autentica.
Avviandosi a chiudere la sua opera, la monaca descrive con emozione la morte della santa e riesce a toccare le corde del cuore: “Quando i suoi occhi si sono chiusi, sui nostri occhi sono scese le tenebre. La sua morte ha dato gioia al cielo ma a noi sulla terra ha lasciato un dolore insopportabile”.

Fonti, risorse bibliografiche, siti su Baudonivia

Baudonivia, De vita sanctae Radegundis liber II, in MGH, Scriptores rerum Merovingicarum, tom. II Fredegarii et aliorum chronica. Vitae Sanctorum, ed. B. Krusch, Hannoverae, Impensis Bibliopolii Hahniani, 1888, pp. 377-95.

M. Rouche, Fortunat et Baudonivie: deux biographes pour une seule sainte, Éd. et trad. par Y. Chauvin - G. Pon, in La vie de sainte Radegonde par Fortunat. Poitiers, Bibliothèque municipale, manuscrit 250 (136), R. Favreau, éd., préface de J. Favier, Paris, Seuil, 1995, pp. 239-49.

C. Leonardi, Baudonivia, la biografa, in Medioevo al femminile, a cura di F. Betini et al., Roma-Bari, Editori Laterza, 1996, pp. 31-40.

P. Santorelli, La Vita Radegundis di Baudonivia, Napoli, M. D’Auria Editore, 1999.

D. Manzoli, Per il dossier agiografico di santa Radegonda, in “Hagiographica”, 28 (2021), pp. 1-40 (pp. 20-30).

D. Manzoli, Baudonivia, in Scrittrici del Medioevo. Un'antologia, a cura di E. Bartoli, D. Manzoli, N. Tonelli, Roma, Carocci Editore, 2023, pp. 296-297.

D. Manzoli, Baudonivia, Vita di Radegonda, in Scrittrici del Medioevo. Un'antologia, a cura di E. Bartoli, D. Manzoli, N. Tonelli, Roma, Carocci Editore, 2023, pp. 229-232.

Immagine: Baudonivia, Fonte: Manoscritto ms. 250 della Mediatheque “François Mitterrand” di Poitiers (dall'archivio digitale della Mediateca)



Donatella Manzoli

Professoressa associata di Letteratura latina medievale e umanistica alla Sapienza di Roma. Tra i suoi vari ambiti di studio, particolare attenzione è rivolta alla letteratura mediolatina scritta da donne. Con le colleghe Elisabetta Bartoli, Maria Rita Digilio e Natascia Tonelli (Università di Siena) e Sabrina Ferrara (Università di Tours) abbiamo fondato il Centro Internazionale e Interuniversitario MedioEvA dedicato allo studio della scrittura femminile in tutte le lingue del Medioevo; su questo stesso tema ha curato per l'editore Carocci un'antologia in collaborazione con Elisabetta Bartoli e Natascia Tonelli: "Scrittrici del Medioevo. Un'antologia", a cura di E. Bartoli, D. Manzoli, N. Tonelli, Roma, Carocci Editore, 2023.

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Voce pubblicata nel: 2022

Ultimo aggiornamento: 2023