Chiara Fumai nasce a Roma il 22 febbraio 1978, ma trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Bari, città natale dei genitori. Si laurea in architettura al politecnico di Milano e, sempre nel capoluogo lombardo, si avvicina al mondo della musica. Lavora come direttrice artistica alle Lobby Night del club Rocket di via Pezzotti, iniziando poi a esibirsi come DJ con lo pseudonimo di Pippi Langstrumpf. Nel 2008, assieme a Elisa Bellini, fonda l’etichetta discografica Dischi Bellini.
Fumai è dunque ancora attiva in ambito musicale quando, nel 2007, inizia ad avvicinarsi al mondo delle arti visive e performative. Nel 2008 le sue video-installazioni vengono esposte in occasione della sua prima personale – Tutto Giusto/All Right – presso la galleria milanese CareOf e, nello stesso anno, Fumai crea uno dei suoi primi lavori performativi, intitolato The Girl With the Blanket.
Pur avendo sempre tenuto separate l’attività musicale e quella artistica, l’iniziale carriera da DJ di Chiara Fumai anticipa alcuni elementi che caratterizzeranno la sua opera, come il gusto per il travestimento, l’ironia e anche la pratica stessa del remix. Infatti, il meccanismo alla base di molte delle opere d’arte di Fumai è quello della citazione, che, presa in prestito da altri – e, soprattutto, da altrE – viene remixata dall’artista in modo impertinente, antiaccademico e antistorico, mescolando epoche e fonti diverse.
Nel 2009 si consuma il definitivo abbandono della musica in favore dell’arte e, almeno a partire dall’anno successivo, Fumai inizia a parlare delle proprie performance artistiche come risultato di “possessioni demoniache”, in cui il suo corpo sarebbe momentaneamente abitato da spettri femminili (e, molto raramente, maschili), trasmettendone i messaggi. Il radicato e radicale impegno femminista è uno degli aspetti più caratteristici della sua produzione artistica, anch’esso preannunciato negli ambienti musicali dalla partecipazione al database di Dj e produttrici Female-pressure.
Il corpo di Chiara Fumai è abitato da una schiera di personalità femminili, con cui l’artista intrattiene un rapporto profondo e quotidiano, studiandone nel dettaglio gli scritti e le biografie e instaurando con loro uno scambio alla pari: le donne protagoniste delle sue performance ricavano dal corpo dell’artista voce e legittimazione; Chiara Fumai ricava dalle sue muse la possibilità di apertura verso nuovi orizzonti, incompresi e ridicolizzati dal pensiero comune, in grado di arricchire la realtà di punti di vista alternativi.
È così che la cameriera analfabeta e medium di Minervino Murge, Eusapia Palladino (1854-1918), diventa protagonista della video-installazione La donna delinquente (2011-2013). Allo stesso modo, la giornalista e terrorista del gruppo di estrema sinistra RAF, Ulrike Meinhof (1934-1976), si trova a convivere col mondo della stregoneria nella performance e installazione Der Hexenhammer (2015). Spiritismo e magia contribuiscono alla creazione di quello che Fumai definisce un “Antimondo”, nato dall’ibridazione tra il falso e il vero, tra il fantastico e il politico, e al quale l’artista attinge non col fine di indagare l’esoterismo – “sarebbe molto ingenuo”1, come ha constatato lei stessa –, ma come modo per “esplorare e riformulare i valori culturali e sociali”2.
Per questo motivo, il pantheon femminile di Chiara Fumai si compone di figure diversissime tra loro, spesso controverse, ma tutte accomunate dall’aver rifiutato quell’identità femminile che la società patriarcale aveva prima costruito e poi imposto loro. Grande protagonista della sua produzione artistica è la drammaturga Valerie Solanas (1936-1988), autrice del Manifesto SCUM (Society for Cutting Up Men) (1967): un’opera – ha detto Fumai – “dedicata a tutte le femmine insolenti”3, che prospettava provocatoriamente l’eliminazione totale del genere maschile. Dal Manifesto SCUM Chiara Fumai deriva il concetto di “slavoro”, che impiegherà spesso in riferimento alla sua opera, e lo slogan “A male artist is a contradiction in terms”, che campeggia sullo sfondo del video Chiara Fumai legge Valerie Solanas (2013) (fig.1). Accanto a Palladino, Meinhof e Solanas, spiccano tra le eroine di Fumai anche Zalumma Agra e Annie Jones: protagoniste delle performance ospitate nella “casa infestata” di The Moral Exhibition House (2012), realizzata per documenta 13 di Kassel, i due fenomeni da baraccone del circo Barnum si impossessano qui del corpo dell’artista, rivendicando il proprio diritto di parola e citando gli scritti di Carla Lonzi (fig. 2).
L’ultima opera di Chiara Fumai risale al 2017 ed è un murale realizzato col segno continuo della scrittura spiritica, intitolato This Last Line Cannot Be Translated. Il 16 agosto dello stesso anno, a Bari, Chiara Fumai decide di mettere fine alla sua vita. This Last Line Cannot Be Translated sarà esposta per la prima volta solo due anni dopo, nel Padiglione Italia della 58° Biennale d’Arte di Venezia, accanto alle opere di Liliana Moro ed Enrico David.
Note
1 Chiara Fumai citata in S. Bandera,
La trappola di Chiara Fumai. Un luogo immaginario per ripensare il reale in
“Kabul Magazine”, 19 ottobre 2023; https://www.kabulmagazine.com/la-trappola-di-chiara-fumai/?mobile [ultimo
accesso il 27 giugno 2026].
2 Ibidem
3 Chiara Fumai citata in M. Montanaro,
Questo (non) è il mio corpo o il divenire molteplice/moltitudine: impegno
femminista, storia e temporalità, in
Poems I Will Never Release: Chiara Fumai 2007-2017, cat. (Ginevra, Centre d’Art
Contemporain, 28 novembre 2020 – 28 febbraio 2021; Prato, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, 8 maggio – 2 ottobre 2021), a cura di M. Farronato e Francesco Urbano Ragazzi, Ginevra, NERO, 2021, pp. 120-130, qui p. 123.
Fonti, risorse bibliografiche, siti su Chiara Fumai
Chiara Fumai: Less Light, cat. (New York, International Studio & Curatorial Program, 12 febbraio – 17 maggio 2019), a cura di Conte K. e Francesco Urbano Ragazzi, New York, ISCP Editions, 2019.
Poems I Will Never Release: Chiara Fumai 2007-2017, cat. (Ginevra, Centre d’Art Contemporain, 28 novembre 2020 – 28 febbraio 2021; Prato, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, 8 maggio – 2 ottobre 2021), a cura di Farronato M. e Francesco Urbano Ragazzi, Ginevra, NERO, 2021.
Sitografia
Bandera S.,
La trappola di Chiara Fumai. Un luogo immaginario per ripensare il reale, in “Kabul Magazine”, 19 ottobre 2023;
https://www.kabulmagazine.com/la-trappola-di-chiara-fumai/?mobile [ultimo accesso 27 giugno 2026].