Nata intorno al 1673, probabilmente a Parigi, e morta intorno al 1707, Julie d’Aubigny fu cantante d’opera e schermitrice nella Francia di Luigi XIV. La sua figura si colloca in una zona di confine tra realtà documentata e costruzione leggendaria. Le fonti la registrano con varianti diverse (tra cui Julie-Émilie de Maupin), mentre in alcune corrispondenze compare solo il nome Émilie; in seguito, la fortuna letteraria ottocentesca contribuì a moltiplicarne ulteriormente le denominazioni. Il romanzo Mademoiselle de Maupin di Théophile Gautier, pubblicato nel 1835, fissò nell’immaginario una figura ispirata alla sua vicenda, consolidando la distanza tra dato storico e rielaborazione narrativa. Oggi è generalmente nota come Julie d’Aubigny.

Figlia di Gaston d’Aubigny, segretario del conte d’Armagnac, ricevette un’educazione insolita per una ragazza dell’epoca: includeva infatti anche l’apprendimento della scherma. Durante l’adolescenza fu legata al conte d’Armagnac; secondo alcune fonti, fu lui a disporne il matrimonio con il signore de Maupin, un’unione di breve durata, dalla quale trasse il nome con cui è passata alla storia. Condusse presto, però, una vita indipendente, segnata da spostamenti e relazioni non conformi alle norme sociali. Le notizie sulla sua giovinezza (tra cui la fuga con un maestro di scherma, esibizioni pubbliche con la spada e l’uso di abiti maschili) derivano da fonti tarde e non sempre verificabili.

Più solida è invece la documentazione relativa alla sua carriera musicale. Attiva inizialmente a Marsiglia, entrò all’Académie Royale de Musique (Opéra di Parigi) intorno al 1690, dove si impose come interprete apprezzata per le qualità vocali e sceniche. Fu nota come “La Maupin” e partecipò al repertorio operistico francese del tempo, incluso quello di Jean-Baptiste Lully.

Nel 1702 André Campra scrisse per lei il ruolo di Clorinde nel Tancrède, parte considerata tra le prime concepite per registro di mezzosoprano nell’opera francese. Le fonti coeve sottolineano la sua efficacia interpretativa, nonostante pare non sapesse leggere la musica e apprendesse le parti per memorizzazione.

La fama postuma di d’Aubigny è legata a numerosi aneddoti, tra cui duelli, travestimenti, relazioni con uomini e donne, episodi violenti e trasgressivi, derivanti da raccolte settecentesche (in particolare i Dictionnaire des théâtres de Paris dei fratelli Parfaict, 1756, e le Anecdotes dramatiques di Clément e La Porte, 1775), redatte decenni dopo la sua morte e già allora oscillanti tra testimonianza e racconto. Un raro episodio documentato proviene da una relazione di polizia datata intorno al 1700, che descrive il coinvolgimento di Maupin in un’aggressione ai danni di una domestica. Questo documento conferma almeno in parte la reputazione di temperamento “esuberante” che le fu attribuita. Negli ultimi anni di vita si ritirò dalle scene. Le circostanze della morte, avvenuta intorno al 1707, restano poco chiare. Anche le notizie relative ai suoi legami affettivi, tra cui quello con la marchesa de Florensac, appartengono a ricostruzioni posteriori.

Figura sospesa tra storia e leggenda, Julie d’Aubigny è oggi oggetto di rinnovato interesse nella storiografia culturale e negli studi di genere, come esempio di soggettività femminile non conforme e di costruzione biografica tra documento e mito.

Fonti, risorse bibliografiche, siti su Julie d’Aubigny (Mademoiselle Maupin o La Maupin)

Dunoyer, Madame, Lettere storiche e galanti, vol. 1, La Compagnie, 1760.

Gautier, Théophile, Mademoiselle de Maupin, trad. di R. Reim, Roma, Newton Compton, 2005.

Lacome, Paul, Thèmes variés. Les étoiles du passé, Parigi, Paul Dupont Editeur, 1897.

Letainturier-Fradin, Gabriel, La Maupin, 1670-1707. Sa vie, ses duels, ses aventures, Parigi, Flammarion, 1904.

Ravera, Maia Matilde, Per amore, orgoglio o divertimento, in Pagine ribelli, a cura di Elena Rossi, Torino, Neos Edizioni, 2025, p. 30.




Voce pubblicata nel: 2025

Ultimo aggiornamento: 2026