“Scrivere era come un balsamo celestiale, un fluire di acque profonde, era come togliersi un peso dall’animo, che si accompagnava a una sensazione di sollievo, di appagamento. Scrivendo si potevano esprimere delle cose senza provare disagio, senza provare timore o vergogna, senza sentirsi sciocchi”
In queste parole da Il Pozzo della Solitudine (1928) e appartenenti alla protagonista Stephen Gordon, in molti versi l’alter ego di Radclyffe Hall, siamo già in grado di comprendere la vita di una delle maggiori scrittrici lesbiche (o, come si definiva, “invertita congenita”) del primo Novecento.
Radclyffe Hall nasce il 12 agosto 1880 con il nome di Marguerite, ma molto presto rinuncia al primo nome, abbracciando un’identità di genere più androgina già nell’infanzia e facendosi chiamare “John”. Cresciuta in compagnia di una madre (e dei rispettivi amanti) violenta nei confronti della piccola e troppo mascolina Hall, la sua fortuna cambia all’età di ventun anni: alla morte del padre, che l’aveva abbandonata poco dopo la nascita, la grande eredità che riceve le permette di guadagnare l’indipendenza e, dopo gli studi al King’s College di Londra, inizia a viaggiare, recandosi soprattutto in Germania, dove completerà la sua formazione.
È grazie a questa fortuna che può inoltre autofinanziare la pubblicazione della sua prima raccolta di poesie, Twixt Earth and Stars (1906). In questi anni trova il suo primo grande amore nella cantante di lieden Mabel Batten, con cui inizia a convivere nel 1906 nonostante la sostanziale differenza di età: Batten ha ben ventiquattro anni in più di Hall, all’epoca nemmeno trentenne. Nei sei anni di relazione prima della morte della cantante, quest’ultima sarà una grande musa e sostenitrice della giovane scrittrice, incoraggiandola a scrivere i suoi primi racconti e, seppure pubblicati postumi a Batten, i suoi primi romanzi, The Forge (1924), A Saturday Life (1925, pubblicato in Italia come La vita del sabato) e The Unlit Lamp (1924, tradotto e distribuito negli anni Ottanta come La lampada spenta). Quest’ultimo è il primo romanzo in cui Hall introduce nel sottotesto il tema di una relazione lesbica; viene pubblicato solo dopo il successo del già citato The Forge, considerato più leggero. È poi il romanzo Adam’s Breed (La stirpe di Adamo) ad affermare la sua notorietà come scrittrice e a farle guadagnare il Prix Fémina e il James Tait Black Memorial Prize nel 1927.
Prima della sua morte, Batten introduce Hall in un circolo intellettuale composto da svariate artiste e intellettuali, molte delle quali lesbiche. È in questo contesto che l’autrice incontra la cugina della cantante, la scultrice e traduttrice Una Vincenzo, pseudonimo di Margot Elena Gertrude Taylor, ma conosciuta come Lady Troubridge fino alla sua separazione dal marito, avvenuta nel 1919, per via della sua relazione proprio con Radclyffe Hall. Vincenzo, nota per aver introdotto l’opera di Colette a un pubblico britannico grazie alle sue traduzioni, sarà compagna di vita di Hall nonché sua biografa postuma. È sempre lei a incoraggiare l’autrice, sull’onda del successo di Adam’s Breed, a pubblicare nel 1928 quello che Hall definisce come “qualcosa di mai tentato prima nella storia della narrativa”, ovvero The Well of Loneliness, in Italia Il pozzo della solitudine.
Il romanzo crea immediatamente scandalo in un Regno Unito ancora segnato dal processo a Oscar Wilde: la protagonista, Stephen, ha un nome maschile, veste indumenti da uomo, si taglia i capelli corti, non si sente a casa nella femminilità e ama altre donne. L’opera segue il suo amore “aperto” e pubblico con Mary Llewellyn, con cui, come se non bastasse, Stephen ha una considerevole differenza d’età. Nonostante ancora oggi il dibattito si divida tra chi sostiene che si tratti di un romanzo con rappresentazione lesbica o rappresentazione trans, l’Inghilterra degli anni Venti non si interroga ulteriormente: l’opera è immorale e va tolta dal mercato immediatamente.
Nonostante svariate recensioni positive e le proteste di intellettuali (spesso omosessuali) come Vita Sackville-West, E.M. Forster, George Bernard Shaw e persino una restia Virginia Woolf, che riteneva l’opera fosse “pallida, tiepida e insipida” ma credeva comunque nella libertà dell’arte, il magistrato Sir Charles Biron decide che il libro rappresenta un affronto alle “persone perbene”. Ne ordina quindi la rimozione dalla vendita e la distruzione di tutte le copie, dichiarando inoltre che le testimonianze di altri autori non sono da considerarsi valide in tribunale. La sentenza non intacca la fama e il seguito di Radclyffe Hall, che si presenta al processo indossando cappotti in pelle e copricapi da equitazione spagnoli, non rinunciando mai a presentarsi in modo mascolino. Secondo il Daily Express, al termine del processo per oscenità due donne si avvicinano a lei dalla folla, prendendole la mano e baciandola.
Purtroppo Hall non vedrà mai la sua opera ripubblicata, né si arrischierà più a scrivere opere altrettanto scandalose. Nel 1937 si trasferisce, insieme alla sua amata Vincenzo, a Firenze; nonostante la sua stessa esistenza e le sue opere siano rivoluzionarie per l’epoca, negli anni precedenti allo scoppio della seconda guerra mondiale appoggia le politiche di Benito Mussolini, compresa la sua censura nel mondo letterario, e le sue idee sul ruolo della donna nella società rimangono sempre di stampo prettamente vittoriano e patriarcale.
Con l’inizio della guerra, Hall e Vincenzo tornano in Inghilterra; in questo periodo Hall intrattiene già una relazione con l’infermiera russa Evguenia Souline, terza donna della sua vita e tollerata (seppur mai accettata) da Vincenzo. Questo rapporto “extraconiugale” dura nove anni, rendendo Souline la seconda donna al capezzale dell’autrice. La produzione letteraria di Radclyffe Hall diminuisce di pari passo al peggioramento della sua salute all’inizio degli anni Quaranta, fino alla sua morte all’età di sessantatré anni per tumore all’intestino, il 7 ottobre 1943.
“«Dio» rantolò, «noi crediamo in Te. Ti abbiamo detto che crediamo in Te… Non Ti abbiamo rinnegato, quindi levati a difenderci. Riconosci, o Dio, la nostra esistenza, davanti al mondo intero. Concedi anche a noi il diritto di esistere!»”