“L’alpinismo è stata la mia scuola di vita, la mia passione di vita”

Vittorina Frismon, meglio conosciuta come Vitty delle Vette, è stata una delle più forti alpiniste della sua epoca. Assieme ai suoi amici e al marito ha scalato pareti fino al sesto grado di difficoltà, il massimo raggiungibile in quegli anni.

Nata a Rovereto l’8 marzo 1933 in una famiglia povera, fin da piccola amava camminare e stare all’aperto. Dopo le scuole elementari proseguì gli studi frequentando l’avviamento al lavoro, prima come sarta e poi come parrucchiera. Successivamente si specializzò a Bologna, Torino e Parigi, dove le chiesero di restare perché molto competente; nonostante questo lei non accettò e preferì tornare nelle sue montagne.

Nel 1952 iniziò a lavorare in un salone estetico a Denno e nel tempo libero accompagnava escursionisti sul Brenta. Inoltre tutti i sabati sera, dopo aver finito di lavorare, anche fino a mezzanotte, partiva per fare delle escursioni in solitaria, della durata di più giorni, bivaccando all’aperto.
Con i primi stipendi acquistò dei pantaloni e una nuova moto, ottenne la patente e andò a vivere da sola.

Un momento di svolta nella carriera alpinistica di Vitty fu l’incontro con Cesare Maestri, Claudio Zeni e Franco Fumagalli, che la soprannominarono “L’orsa che vien dal Brenta” proponendole di scalare insieme il Campanile Basso, nelle Dolomiti di Brenta. Prima di quell’esperienza, Vitty non aveva mai visto un chiodo o un imbrago, non sapeva cosa fosse una discesa in doppia; tuttavia la sua voglia di scoprire cose nuove la spinse ad accettare. Durante l’ascesa, i tre alpinisti, nel vederla arrampicare con crescente sicurezza, le chiesero se fosse davvero la sua prima scalata.

Raggiunta la cima, Vitty credeva di vivere un sogno tanto era “stregata dalla vista”: si innamorò del campanile Basso a tal punto che lo avrebbe scalato più volte nel corso della sua vita, percorrendo diverse vie. Questa esperienza segnò l’inizio di un nuovo capitolo: l’arrampicata, un’attività che Vitty affrontò sempre con coraggio, determinazione e profonda fiducia nei compagni di scalata.

Questa sua fiducia e apertura verso le altre persone si scontrava con l’ambiente alpinistico trentino dell’epoca, segnato da limiti culturali e pregiudizi nei confronti delle donne: erano poche le donne che praticavano l’arrampicata e nella maggior parte dei casi erano fidanzate o sorelle di altri alpinisti.

Furono poche le scalate condivise con alpiniste donne: con Loredana e con Annetta Stenico fece alcune salite con un grado di bassa difficoltà; con Rina Chiocchetti salì il Diedro sud-ovest della Prima Torre di Sella e con Ivana Brunialti fece lo “Spigolo nord” del Crozzon di Brenta, aprendo una nuova via su una Torre del gruppo del Sella che chiamarono “Torre Indipendenza”, su suggerimento di Heinz Steinkotter, il marito di Vitty.

Vitty raccontava di andare spesso in montagna in solitaria: essere sola non le pesava e trovava spesso diverse occasioni per conoscere nuove persone, in particolare alpinisti bolzanini, che descriveva come molto aperti e cordiali.

Un momento doloroso durante la sua carriera alpinistica fu la perdita di un caro amico, Giulio Gabrielli, un alpinista meticoloso e prudente, con il quale aveva condiviso molte arrampicate e con cui aveva instaurato un legame di profonda amicizia. Il 12 agosto del 1959, mentre era impegnato nell’ascensione della Marmolada, perse la vita a causa di condizioni meteorologiche avverse. Quel giorno anche lei avrebbe dovuto partecipare a quella spedizione, ma aveva rinunciato per accompagnare alcuni clienti in montagna.

La sera stessa ebbe un brutto presentimento riguardo alla spedizione di Gabrielli e, allarmata, contattò un amico del CAI per consigliare un intervento sulla Marmolada. Il suo presentimento si rivelò fondato: l’amico Giulio aveva perso la vita durante l’ascensione.
Vitty smise di arrampicare.

Vittorina riprese l’attività alpinistica alcuni anni dopo, quando conobbe Heinz Steinkotter, che in seguito divenne suo marito. Insieme aprirono molte vie d’arrampicata.

Heinz e Vitty avevano caratteri opposti: lei era più propositiva e intraprendente, lui metodico e pessimista. Nonostante le differenze di carattere ed età, erano accomunati dal grande amore per la montagna. Il loro matrimonio venne celebrato nella chiesetta sul Brentei e per il loro viaggio di nozze organizzarono un’escursione sul Brenta.

Dalla loro unione nacquero due figli: Lionel e Andrea. Durante la gravidanza Vitty continuò le escursioni in montagna e, anche dopo la nascita dei figli, prese parte a una spedizione femminile sul Monte Bianco.

Vitty partecipò a numerose spedizioni, tra cui alcune extraeuropee. Nel 1981 prese parte alla spedizione “Koln-Trento” in Perù, durante la quale salì il Nevado Urus (5.420 metri), il Nevado Ishinca (5.530 metri), il Nevado Tocllaraju (6.032 metri) e il Nevado Huascarán Sur (6.768 m).

Era considerata una donna tenace, religiosa e riservata, non interessata al clamore mediatico; arrampicava per il semplice piacere di farlo, e senza sottovalutare i pericoli della montagna.

*Biografia a cura di Marianna Previtali, studentessa dell’Istituto di Istruzione Lorenzo Guetti (Tione di Trento), indirizzo liceo scientifico, appassionata di montagna e pallacanestro. Partecipa al gruppo SCRIBUNT: gruppo di Ricerca e Scrittura di Biografie – Università di Trento (referenti: Lucia Rodler, Maria Barbone, Susanna Pedrotti).

Fonti, risorse bibliografiche, siti su Vitty delle Vette (Vittorina Frismon)*

Decarli, R., Pevarello, L. (2007). Intervista con Vittorina Frismon. Società degli alpinisti tridentini. Biblioteca della montagna.

Dorigoni, M. (2016). Montagne senza vetta: il coraggio di sentirsi liberi. New-book.

Decarli, R. (2006). Pareti rosa: le alpiniste di ieri e di oggi. Società degli alpinisti tridentini. Biblioteca della montagna.

Rovis, S. (2006-2007). Vitty Frismon & Heinz Steinkotter. Le Alpi Venete, 2, pp. 150-157.



Voce pubblicata nel: 2026

Ultimo aggiornamento: 2026