La storia costituzionale spagnola del XX secolo è la cornice della vita di Clara Campoamor: un quadro dalle mille sfumature, nel quale il sentire della singola persona cela la costruzione, lenta e silenziosa, di un nuovo ruolo femminile all’interno della società spagnola.

Figlia di un contabile e di una sarta, già in giovanissima età Clara prese coscienza delle differenze sociali a carico delle donne. A causa della prematura morte del padre, fu obbligata a lasciare gli studi per contribuire all’economia familiare. La ricerca di un lavoro dignitoso caratterizzò tutta la prima parte della sua vita, al punto che poté riprendere gli studi solo nel 1920, a trentadue anni. Il 3 febbraio 1925 divenne poi una delle prime donne a esercitare la professione forense in Spagna.

Le sue esperienze di vita attestano l’esigenza di costruire la propria identità fuori dagli stereotipi culturali del tempo, fondati sull’esclusione della figura femminile dalle dinamiche politiche e sociali. Clara responsabilizza il suo pensiero e la sua azione verso una inversione di prospettiva che, con il passare del tempo, diventa straordinaria e irreversibile.

Non trovando espressione nello spazio domestico, inteso come luogo convenzionalmente attribuito alle donne, l’aspirazione di vita di Clara trovò sintesi identitaria nella metafora della scrivania. La sua scrivania fu infatti luogo di riflessione, scrittura, indipendenza economica e culturale, attraversando ogni evento della sua vita: dagli studi universitari in Giurisprudenza all’esercizio della professione forense, entrambi svolti a Madrid, fino allo scranno occupato nell’Assemblea parlamentare spagnola, dove nel 1931 fu eletta per il Partito radicale. Il lavoro costante di Clara determinò una profonda modifica costituzionale, con il riconoscimento del diritto di voto alle donne. Inoltre, Clara partecipò ai lavori relativi alla legge sul divorzio e ad altre importanti riformulazioni del Codice civile.

In una cornice poetica composta dalle affermazioni di principio sui diritti delle donne, Clara preferì agire nella concretezza della realtà quotidiana. Così, la sua la scrivania diventò uno strumento di lavoro, un luogo ideale di conoscenza, un atto riflessivo. Nel tempo, la scrivania evocò anche un nuovo significato, quando Clara elaborò il suo pensiero politico e sociale in connessione con i vissuti di altre donne, nella formazione di una loro immagine collettiva fino a quel momento avvolta nel silenzio della propria esistenza e nella inconsapevolezza dei propri diritti e, ancor di più, del proprio essere donne.

La guerra civile spagnola, avvenuta tra il 1936 e il 1939, causò l’esilio delle donne che contribuirono alla costruzione della Repubblica spagnola (1931-1936). Tra loro, c’era anche Clara. Le sue aspettative di costruire un Paese libero, democratico e ugualitario si scontrarono duramente con le istanze dittatoriali del regime franchista. In un momento storico di profonde contraddizioni umane e sociali, la metafora della scrivania di Clara assunse una tale forza simbolica da attraversare le guerre, le fughe, gli esili. Inizialmente esiliata in Francia, nel 1937 Clara si trasferì in Argentina, per poi vivere in Svizzera, dove morì nel 1972, tra la malattia e la nostalgia del proprio Paese.

Il vissuto di Clara diviene specchio del pensiero politico coltivato, prima come persona e poi come componente della società. In tal senso, si determinò una fusione intensa fra la riservatezza della sfera privata e la sua esteriorizzazione pubblica. Durante l’esperienza dell’esilio l’identità politica di Clara, da sempre impegnata per l’affermazione dei diritti femminili e dell’infanzia, fu frantumata a causa della esclusione dal dibattito interno alla sua area partitica, per poi essere mortificata dalla impossibilità di avere un suo studio professionale, pur esercitando la professione di avvocato. Tutto ciò non pregiudicò, però, la riflessione di Clara sul ruolo sociale della donna.

In Clara tutte le esperienze di vita diventano principio politico, singolarmente identificato nella sua enunciazione “Me siento ciudadana antes que mujer” (“Mi sento cittadina prima di sentirmi donna”). Si tratteggiò un nuovo spazio di libertà fondato sull’uguaglianza giuridica e morale di tutti i cittadini. La partecipazione femminile alle scelte di governo non dipendeva dalla elargizione di una generosa concessione, bensì era determinata dalla titolarità dei diritti delle donne in quanto cittadine.

L’insegnamento di Clara scuote profondamente il senso universale di democrazia: uno Stato non può definirsi democratico se una parte dei suoi cittadini non ha diritto di esprimere la sua volontà elettorale, di scegliere i propri rappresentati istituzionali, di proiettare una nuova visione della società e delle relazioni che, al suo interno, si costruiscono. Per Clara Campoamor il suffragio femminile non rappresentava una rivendicazione di parte, ma una condizione imprescindibile per la completa realizzazione dello Stato democratico.

Il pensiero di Clara ricolloca infine nel tessuto politico i focus delle problematiche sociali, culturali e politiche che avevano supportato e consolidato la marginalità di genere. Come affermò nel suo celebre intervento alle Cortes del 1931: “Resolved lo que queráis, pero afrontando la responsabilidad de dar entrada a esa mitad del género humano en política, para que la política sea cosa de dos” (“Decidete ciò che ritenete opportuno, ma assumetevi la responsabilità di far entrare quella metà del genere umano nella politica, affinché la politica sia una cosa di entrambi”). Il ruolo della donna non si definisce in base alla tradizione maschile, ma emerge come un fiume sotterraneo che poi sfocia nel mare, rileggendo la realtà con una nuova chiave di lettura, proponendo osservazioni costruttive ed elaborazioni capaci di innovare la società, oltre i paradigmi sociali dominanti, le norme di potere esistenti, le discriminazioni giustificate.

La lontananza, tra le vicende del suo Paese e la condizione di esiliata, non demotivò l’elaborazione politica di Clara, nonostante i tentativi di parcellizzarne i contenuti, pregiudicandone così la conoscenza intergenerazionale. I lavori di Clara hanno esteso il piano di analisi sociale, includendovi il pensiero femminile, alla ricerca del significato più profondo di democrazia. Come lei stessa affermava, “La libertad se aprende ejerciéndola” (“La libertà si impara esercitandola”). A noi resta il dovere di trasmettere il suo messaggio.

Fonti, risorse bibliografiche, siti su Clara Campoamor

Discurso pronunciado por Clara Campoamor en el Congreso de los Diputados el 1 de octubre de 1931 (Diario de sesiones del Congreso de los Diputados, número 48) Se acompaña comentario de Amelia Valcárcel, Clara Campoamor: historia de una mesa, in Revista de las Cortes Generales, n. 111, Primer semestre (2021), pp. 19-42.

Gil Ibáñez Alberto, Clara Campoamor: una republicana y feminista auténtica, in Araucaria. Revista Iberoamericana de Filosofía, Política, Humanidades y Relaciones Internacionales, año 23, n. 47, segundo cuatrimestre de 2021, pp. 211-232.

Daniele Lo Cascio, Il contributo di Clara Campoamor nel riconoscimento del diritto di voto alle donne nella Spagna del Novecento, Università degli studi di Bari “Aldo Moro”.

Eugenia Scarzanella, Il pipistrello e la colomba: le femministe spagnole Clara Campoamor e Isabel de Palencia in esilio in Argentina e in Messico, in DPE - Deportate, esuli, profughe. Rivista telematica di studi sulla memoria femminile.

Jorge Vilches, Clara Campoamor, la humanista que la izquierda despreció, in La Ilustración liberal: revista española y americana, 2016, 66.




Voce pubblicata nel: 2026

Ultimo aggiornamento: 2026