Charlotte Reiniger

Berlino 1899 - 1981
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Conosciuta come Lotte, questa artista tedesca è stata la madre fondatrice del lungometraggio di animazione, anticipando Walt Disney e influenzando oggi autori come Michel Ocelot, autore di “Kirikou e la strega”. 

Nell’era del cinema muto l’artista realizzò undici film e fornì i suoi giochi di ombre a sette pellicole di altri cineasti, tra i quali Georg Wilhelm Pabst e Jean Renoir. Nell’era del sonoro continuò a curare i propri lavori e scrivere le proprie sceneggiature, ma collaborò ancora come esterna in almeno nove produzioni; un discreto numero di film rimase invece solo alla fase progettuale. Oggi del lavoro di Reiniger restano una cinquantina di film, mentre undici sono andati perduti nel corso delle contrastate vicende del Novecento. 

 

Fin da bambina Lotte aveva sviluppato grande passione per i teatri delle ombre e per il cinema di Georges Méliès. Con il tempo si specializzò nel ritaglio di silhouette di carta; imparò a ricavare le sue figure sagomando carta e cartone, che poi appesantiva con piombo; suddivideva le forme anatomiche in parti anche minime incernierate fra loro, assicurando grande flessibilità ed articolazione soprattutto alle figure più complesse. I movimenti erano poi composti con la fotografia in stop motion, organizzata su più livelli di sfondo disposti in trasparenza. L’effetto diventava tridimensionale grazie alla cosiddetta trick-table, una macchina inventata dalla stessa Reiniger e in seguito usata anche da Disney: si tratta di una postazione di lavoro a più piani orizzontali, dove le figure vengono fotografate dall’alto sopra le trasparenze degli sfondi, rendendo l’idea della profondità.

 

Dopo un apprendistato in vari ruoli nel mondo del cinema, la piena libertà creativa di Lotte giunse grazie all’Istituto per la Ricerca Culturale di Berlino, dove avvenne anche l’incontro con il futuro marito e collaboratore Carl Koch. Il centro, fondato nel 1919 da Hans Cürlis, produceva soprattutto pellicole di contenuto didattico e fu un vero banco di prova per l’animazione sperimentale. Reiniger curò le sue prime regie ispirandosi alle favole e alla musica di Mozart, Bizet, Offenbach e a quella di diversi autori contemporanei. 

Alcuni viaggi in Egitto e in Grecia, tra gli anni ’20 e ’30, furono fondamentali per la formazione dell’artista, perché le permisero di studiare il teatro delle marionette attraverso due tradizioni popolari plurimillenarie. 

 

Nel 1923 Lotte iniziò la realizzazione de “Le avventure del principe Achmed”, traendo spunto da “Le mille e una notte”. Costituita da immagini ottenute con le ombre cinesi, quest’opera è oggi considerata il più antico lungometraggio d’animazione sopravvissuto. Il film è in bianco e nero, successivamente tinto immergendo il positivo in un bagno di colore. Per le riprese, le musiche, gli effetti speciali e gli sfondi, Lotte coinvolse in questo progetto il marito e altri collaboratori, costituendo uno staff che anche in seguito avrebbe prodotto numerosi film. La pellicola uscì nelle sale dopo tre anni di lavorazione e diede alla giovane regista fama e riconoscimento internazionale. Tuttavia questo genere cinematografico non otteneva facilmente dei finanziamenti, per cui Lotte e Carl integravano spesso le entrate con la produzione di filmati pubblicitari, come quelli per la Nivea o per i dessert al cioccolato di Mauxion. 

 

Nel frattempo la coppia partecipava ai movimenti d’avanguardia della Berlino pre-bellica, frequentando tra gli altri Ruttmann e Brecht. L’antimilitarismo e l’avversione nei confronti del nazismo, nel 1936, indussero Reiniger e Koch a trasferirsi prima in Inghilterra, quindi a Parigi e a Roma; Lotte rientrò in Germania in occasione della malattia della madre, ma al termine del conflitto mondiale vi tornò solo sporadicamente. Durante la guerra gran parte dei suoi film era stata danneggiata, molti negativi originali erano andati distrutti. Fortunatamente, diverse sue opere di questo periodo sono arrivate fino a noi almeno sotto forma di copia.

 

A volte i film di Reiniger erano maliziosi e allusivi, con commenti satirici e sfumature erotiche. Ad esempio, in “Der Kleine Schornsteinfeger” / “Il piccolo spazzacamino” (1934), la giovane protagonista viene rapita da un “gangster”, dopo che i due hanno assistito a una rappresentazione erotica. Negli anni ‘50 venne pubblicata una versione accorciata di quest’opera, privata della colonna sonora originale e delle due scene di seduzione. Ma anche altri lavori, per quanto apprezzati al loro esordio e privi di riferimenti piccanti, hanno ricevuto un trattamento ingrato: è il caso di dodici filmati realizzati per la televisione inglese tra il 1953 e il 1954; la serie, una rivisitazione di fiabe per bambini, è stata letteralmente dimenticata nonostante la popolarità raggiunta a suo tempo. 

 

Dopo la morte del marito, avvenuta nel 1963 a due anni di distanza dall’ottenimento della cittadinanza britannica, Lotte Reiniger interruppe a lungo la produzione di film, per lavorare al teatro dei burattini e ad un libro: “Shadow theatre and shadow films”. Negli ultimi anni di vita, insieme ai suoi film “Aucassin e Nicolette” (1975) e “The Rose and the Ring” (1979), l’artista tenne diverse conferenze sul suo lavoro pionieristico.

 

Reiniger fu davvero un’artista completa. Oltre a lavorare per il cinema, disegnò costumi e fondali per il teatro e l’opera, mise in scena spettacoli di burattini e giochi di ombre, illustrò libri, giornali e riviste. Non solo coltivò arti come l’inchiostro e l’acquerello, ma fu anche scrittrice e poetessa, come attestano i materiali d’archivio che oltre a conservare numerose sagome contano scarabocchi, note, lettere, diari, schizzi, acquerelli, sceneggiature, storyboard. Seguendo un itinerario riconoscibile nell’esperienza di molte artiste, Lotte ha scoperto un genere poco frequentato e gli ha dato lustro; ha collaudato soluzioni insolite; ha coinvolto altri artisti e li ha coordinati, relazionandosi con tutti nel modo più efficace; si è dedicata alla divulgazione dei propri saperi, aprendo una strada che nel Novecento non ha mai smesso di emozionare il pubblico.  

Lidia Piras

Ha fatto parte di diverse associazioni di donne fin dagli anni universitari e si è laureata a Cagliari con una tesi sul lavoro femminile. Insegna Storia dell’Arte nei licei da circa vent’anni; contemporaneamente svolge una specifica ricerca sulle artiste del passato, confrontandosi con la prospettiva pedagogica della differenza. Negli ultimi anni ha tenuto una serie di lezioni pubbliche su temi come: La corporeità difficile: testimonianza di alcune artiste sulla violenza, Il punto di vista di genere nell’architettura di Grete Schϋtte–Lihotzky, Charlotte Salomon: un percorso di rinascita interrotto ad Auschwitz.

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