Minnie Schoenberg Marx

Dornum (Bassa Sassonia) 1864 - New York 1929
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Chissà se, nel 1880, quando a quindici anni Minnie Schoenberg sbarcò a Ellis Island con la sua famiglia d’origine, padre orologiaio-ombrellaio ma soprattutto ventriloquo e madre arpista, chissà se avrebbe immaginato di vedersi, trent’anni dopo, celebrata sui cartelloni di Broadway come “Minnie Palmer, la sola lady produttrice della city” e di che compagnia: Marx Brothers!
Nata a Dortmund e trasferitasi giovanissima a New York, per sbarcare il lunario Minnie lavora in una fabbrica di cappelli di paglia. Ma il suo sogno è lo spettacolo, in particolare il canto e il vaudeville, e quasi tutto lo stipendio se ne va per alimentare una piccola compagnia di famiglia fondata con madre e padre. Ben presto un altro artista entrerà nella vita della giovane donna: Samuel Marx, detto Frenchie, ebreo alsaziano, maestro di ballo nel fine settimana e disastroso sarto per il resto dei giorni: «non era un sarto come gli altri», ebbe a commentare Groucho Marx ricordando il padre, era «il peggior sarto di Yorkville e non aveva mai due volte lo stesso cliente».
I due si sposano proprio a Yorkville, quartiere ebraico di Manhattan. Le condizioni di vita sono severe – un primo figlio muore giovanissimo di tubercolosi – ma già nel 1887 viene alla luce Leonard, che la storia dello spettacolo conoscerà in seguito come Chico. Poi verranno Adolph (Harpo), Julius Henri (Groucho) nel 1890, Milton (Gummo) e Herbert (Zeppo), rispettivamente nel 1893 e 1901. Minnie dirige la famiglia con dolcezza e mano ferma, marito in cucina, e lei al comando, «vera forza matriarcale, tirannica e morbosa, come sanno esserlo solo le madri ebree, eccessiva, irrazionale, generosa».
Intanto nasce e cresce in lei l’idea di un Grande Progetto: fare della sua famiglia la più grande compagnia della città. Minnie si consacra ai suoi figli per portarli al successo, anche contro la loro volontà: Groucho avrebbe voluto essere medico, ma la madre lo persuade della precarietà della professione liberale rispetto all’unico mestiere degno di questo nome, lo spettacolo. La ricetta per riuscire? «un pizzico di follia, una irresistibile propensione a ridere, un gusto per la farsa e l’horseplay».
Agli inizi è durissima. Per racimolare qualche soldo e lanciare i figli, Minnie e Frenchie non disdegnano alcunché, nemmeno il tavolo da poker. Quindi, acquistato a rate un piano per pochi dollari, Minnie decide di dar vita al Grande Progetto. Sulle prime ognuno va per la sua strada: Chico suona da solo in un nickelodeon. Groucho, dopo una breve e fallimentare carriera solista, viene “scritturato” dalla madre con il fratello Gummo, cui viene associata una cantante, Mabel ‘O Donnell. Con grande soddisfazione dei ragazzi, Mabel si rivelerà una vera ninfomane. Minnie interviene un’altra volta: scioglie il gruppo, chiamato allora The Three Nightingales, chiama un cantante e coinvolge Harpo, assolutamente inadatto alle scene e preda di crisi di panico talmente forti da renderlo del tutto muto in scena. Davanti al disagio di Harpo, la risposta di Minnie è secca e univoca: «Tieni la bocca aperta, nessuno si accorgerà della differenza». Di lì a qualche anno, fiumi di inchiostro saranno scritti sul talento surreale e lo stralunato mutismo beckettiano di Harpo Marx. Intanto, nascono i Four Nightingales che diverranno, nel 1914, i Four Marx Brothers and Company. Dopo la Grande Guerra, Gummo si ritirerà dalle scene per aprire una fabbrica di impermeabili e verrà rimpiazzato da Zeppo. Gli inizi sono disastrosi, e gli anni tra il 1910 e il 1914 – spesi tra Chicago e New York – sono tra i più duri. Minnie strappa cachet in ogni modo, anche sulla base del numero di artisti. Così, non più giovane, si vede costretta a calcare le scene, con la sorella Hannah, vestita da scolaretta, cartella sulle spalle. Quasi del tutto miopi, per esigenze di scena, le donne si affrontano in palcoscenico senza occhiali, cadendo rovinosamente e cercando di guadagnare a tentoni l’uscita, sotto gli occhi attoniti dei figli, tra le risate del pubblico.
I flop si susseguono e, per la compagnia Marx, la fabbrica di impermeabili di Gummo pare l’unico posto dove approdare dopo una carriera fallimentare. Ma Minnie non molla la presa e, il 19 maggio 1924, riesce a trovare i finanziamenti per mettere in scena uno spettacolo a Broadway: il Grande Progetto è finalmente una realtà. Lo show è un successo, il primo di una lunga serie che vedrà il suo apice in Animal Cracker (Zuppa d’Anatra). Proprio nel corso di una delle prove dello spettacolo, il 13 settembre 1929 a poco più di un mese dal “Giovedì nero” della borsa, Minnie, che nel frattempo si è dedicata con grande piacere a perdere tutti i suoi averi a poker, riunisce marito e figli per una grande cena. Saranno canti, balli, cibi e, per finire, un torneo di Ping Pong: «Le partite erano accesissime», ebbe a dire Frenchie «e Minnie urlava ogni volta che riusciva a mandare la pallina dall’altra parte del tavolo; la parrucca le cadeva sugli occhi e noi morivamo tutti dal ridere». Di lì a qualche ora sarebbe stata lei a morire, attorniata dai suoi adorati attori-figli. Rigorosamente senza mogli.

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Riccardo Fedriga

Traduttore letterario, editor e docente all'università di Bologna.

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