Rose-Marie Lagrave, sociologa e studiosa dei rapporti tra genere, classe sociale e mondo rurale nella sociologia contemporanea francese, è nata a Parigi nel 1944 e si è trasferita due anni dopo al seguito della famiglia in Normandia. Cresciuta in una famiglia numerosa, era undicesima di tredici sorelle, due delle quali erano morte in tenera età, mentre l’unico fratello maggiore era autistico. La madre era casalinga, il padre, che aveva studiato in seminario e lavorato come impiegato in una compagnia di assicurazioni, divenne invalido a causa della tubercolosi, “un’ascesa sociale interrotta”, commenterà Lagrave negli anni. La sua infanzia e adolescenza si svolsero in un contesto profondamente cattolico, di forti ristrettezze economiche e prevalentemente femminile, sia in casa che a scuola. Nonostante questo, la madre, che un tempo si era presa cura dei figli di una ricca famiglia parigina, dalla quale aveva appreso “raffinate maniere”, si sforzava di mantenere il suo status sociale di medio borghese per nascondere la loro acquisita condizione sociale recandosi ogni giorno a messa con l’abito buono della domenica.
Nel 1955 Rose-Marie Lagrave superò l’esame di ammissione ed entrò a far parte della classe sesta del liceo Pasteur di Caen in qualità di borsista (liceo che ammetteva principalmente le figlie delle famiglie abbienti della città). Da subito si distinse per essere tra le primissime ragazzine nella sua scuola e l’unica studentessa presentata quell’anno dall’insegnante della scuola primaria. La disciplina severa – ancor di più per le convittrici, che spesso provenivano dai contesti più svantaggiati – non inibì la sua curiosità e i suoi interessi letterari, umanistici e sociali. È proprio in questi anni che Rose-Marie Lagrave scoprì, leggendo i giornali e Camus, la guerra d’Algeria, percependola immediatamente come “ingiusta” e “ignobile”.
La sua formazione proseguì alla Sorbona, e da qui il suo ritorno nella città che le aveva dato i natali. Proprio a Parigi, da studentessa lavoratrice in nero in una fabbrica di gioielli e successivamente giovane moglie e madre (i figli, nati dall’unione con un ex obiettore di coscienza alla guerra d’Algeria, attivista libertario impegnato in azioni civiche nonviolente, nacquero a un anno di distanza l’uno dall’altro, nel 1967 il primo e nel 1968 il secondo), si immerse sempre di più nel clima politico e culturale dell’epoca, facendosi coinvolgere dai discorsi degli attivisti del Partito Comunista Francese, sposando le posizioni del Partito Socialista Unificato (PSU), che univa femminismo, autogestione operaia e anticolonialismo, ma soprattutto accompagnando la nascita del movimento femminista contemporaneo e prendendo parte al Movimento di liberazione delle donne.
Nutrendo sempre più un forte coinvolgimento verso l’ambito sociologico, Rose-Marie Lagrave si laureò con Placide Rambaud, tra i fondatori della sociologia rurale in Francia, insieme a Henri Mendres, nonché colui che le permise di accedere a l’École des hautes études en sciences sociales. A partire dalla sua tesi, dedicata alla rappresentazione del villaggio nella letteratura contemporanea, il suo interesse si orientò sempre più verso le culture rurali e il mondo agricolo, passando dall’impiego al Centro di sociologia rurale all’École des hautes études en sciences sociales dove, grazie a Marc Augé che dapprima la introdusse tra le responsabili dell’Ufficio Relazioni Internazionali, la carriera prenderà il volo (tanto da diventarne direttrice) ricoprendo, da subito, un ruolo chiave nello sviluppo delle ricerche sulle donne e sul genere nelle scienze sociali francesi, contribuendo così alla formazione di nuove generazioni di studiose e studiosi anche e soprattutto attraverso la creazione, negli anni Duemila, del master “Genere, Politica e sessualità”, uno dei primi programmi francesi dedicati agli studi di genere.
Nel corso degli anni, i suoi lavori hanno affrontato diversi ambiti di ricerca: la letteratura contadina e le trasformazioni del mondo rurale, la condizione delle donne nelle campagne e i processi di produzione del sapere nelle scienze sociali. Fondamentale nel suo percorso è stata la conoscenza delle tesi di Pierre Bourdieu, indirizzandola verso una “prospettiva critica che ha cambiato completamente il mio modo di fare sociologia” e accompagnandola verso la riflessione su metodi, approcci e auto-analisi. Altrettanto fondamentale nel suo percorso è stata la frequenza del seminario di Claude Grignon e Jean-Claude Passeron agli inizi degli anni Ottanta sulle culture popolari e la successiva partecipazione al convegno Donne, femminismo e ricerca a Tolosa. Entrambe le esperienze le hanno dato modo di rivedere e comprendere meglio alcune sue teorie che erano alla base del libro Le village romanesque, pubblicato un anno prima.
È in questo quadro che Lagrave iniziò a sviluppare una riflessione personale sulla relazione tra esperienza vissuta e conoscenza sociologica in cui rientra appieno il concetto di transfuga di classe o transclasse. In questo percorso di presa di coscienza di essere una transfuga di classe fondamentale è stata anche la progressiva elaborazione autobiografica della propria traiettoria sociale, attraverso cui Lagrave ha messo in luce le tensioni, i conflitti interiori e le discontinuità biografiche che accompagnano il passaggio da un ambiente popolare a uno spazio accademico e intellettuale, trasformando la propria esperienza in uno strumento di analisi sociologica. Nutrita anche dal dialogo con l’antropologia, Lagrave ampliò progressivamente i propri riferimenti teorici e metodologici. In questo contesto ebbe modo di partecipare al Gruppo di storia delle donne animato da Michelle Perrot, luogo di confronto interdisciplinare tra storiche, sociologhe e antropologhe che, tra gli anni Settanta e Ottanta, contribuì in maniera decisiva allo sviluppo degli studi di genere in Francia.
L’esperienza di questo ambiente di ricerca, insieme al confronto con la sociologia critica e con gli studi femministi, rafforzò in Lagrave l’esigenza di interrogare la propria traiettoria biografica come oggetto di analisi, anche sulla scia degli studi di Bourdieu. Questa riflessione troverà una piena formulazione molti anni più tardi e in particolare nel recente volume Se ressaisir. Enquête autobiographique d’une transfuge de classe féministe (Riprenditi. Indagine autobiografica di una transfuga di classe femminista, 2021), in cui Lagrave ripercorre il proprio itinerario intellettuale e sociale mettendo in dialogo autobiografia, sociologia e femminismo. Il libro costituisce una testimonianza sul modo in cui la ricerca scientifica può nascere dall’esperienza vissuta e trasformarsi in strumento di analisi delle disuguaglianze di classe e di genere. In questo senso la sua ricerca si colloca nel più ampio contesto di una riflessione francese sulla condizione dei transfuges de classe, avvicinandosi, pur nella differenza tra scrittura letteraria e analisi sociologica, al lavoro autobiografico di Annie Ernaux. Il dialogo tra le due autrici è reso esplicito anche nel volume Una conversazione, in cui Ernaux e Lagrave mettono a confronto i loro percorsi di mobilità sociale e riflettono sul rapporto tra esperienza vissuta, memoria e produzione di sapere.
Attraverso i suoi lavori, Rose-Marie Lagrave ha contribuito a rinnovare la sociologia rurale e a sviluppare in Francia una riflessione originale sui rapporti tra genere, classi sociali e produzione del sapere, mostrando come l’analisi sociologica possa nascere anche da una posizione di scarto e di discontinuità rispetto al proprio ambiente di origine. La sua opera si colloca così all’incrocio tra sociologia critica, studi di genere e riflessione autobiografica, contribuendo a rendere visibili le tensioni che attraversano le traiettorie delle donne nello spazio sociale e intellettuale contemporaneo.