Negli anni Settanta, una vera rivoluzione femminile travolge il panorama fumettistico giapponese: il paradigma del genere shōjo (letteralmente fumetti per ragazze) viene ampliato e riscritto da un gruppo di autrici emergenti non direttamente legate le une alle altre, ma che la critica ha riunito sotto il nome di Gruppo dell’Anno 24. I manga per ragazze – in precedenza scritti perlopiù da uomini e indirizzati quasi esclusivamente a un pubblico di bambine – iniziano a trattare argomenti più adulti, tra i quali ad esempio la psicologia, la sessualità, i problemi di genere e la politica. Il volto più riconoscibile del Gruppo dell’Anno 24 è senz’altro Riyoko Ikeda, autrice, tra gli altri, del celeberrimo Versailles no Bara, giunto in Italia con il titolo Lady Oscar.
Riyoko nasce nel 1947 a Osaka, prima di quattro figli. La madre è un’aristocratica, discendente di una famiglia di samurai; il padre lavora come manager per un produttore di biciclette. Durante gli anni delle superiori si accendono in lei due grandi passioni che determineranno alcune delle sue scelte di vita più importanti: la prima per la letteratura russa, la seconda per la storia francese, in particolare per la figura della regina Maria Antonietta. La prima la porterà a iscriversi al corso di filosofia dell’Università di educazione di Tokyo (oggi Università di Tsukuba) e a unirsi alla Lega della gioventù democratica del Giappone, l’organizzazione giovanile del Partito comunista giapponese. La seconda la guiderà alla scrittura del capolavoro che la renderà famosa in tutto il mondo.
È durante gli anni dell’università che Riyoko comincia a disegnare e pubblicare: tra il 1967 e il 1972 pubblica nove storie brevi. Il successo arriva nel 1972 con l’inizio della serializzazione di Versailles no Bara, ma i nuovi ritmi sono troppo impegnativi per conciliarli con l’università, quindi decide di abbandonare gli studi. Con Versailles no Bara Riyoko non solo introduce il genere storico nello shōjo, raccontando la rivoluzione francese dall’ascesa al trono di Maria Antonietta alla sua decapitazione, ma approfondisce un tema che l’accompagnerà per tutto il suo percorso, ovvero quello dell’identità di genere. Molte delle sue protagoniste sono infatti donne di aspetto androgino, che ricoprono ruoli tradizionalmente maschili o che si fingono uomini; donne che amano altre donne o uomini trans costretti a negare la propria identità.
Versailles no Bara consacra Riyoko Ikeda nell’Olimpo delle mangaka più influenti: tutt’oggi continua a essere ristampato, omaggiato e riadattato (nel 2022 si contavano 22 milioni di copie vendute in tutto il mondo). Nel 2008 Riyoko riceve la Legion d’onore da Nicolas Sarkozy, perché con la sua opera ha contribuito alla diffusione della cultura e storia francesi. Eppure, proprio mentre lavora alla sua opera omnia, Riyoko affronta le difficoltà di essere donna in un’industria e in una società ancora dominate da una forte presenza maschile e d’impronta maschilista: "Mentre lavoravo a Lady Oscar, le donne non avevano la possibilità di fare carriera, e io ero pagata metà dei miei colleghi uomini. Una volta protestai e chiesi: ‘Perché vengo pagata metà di loro, se pubblichiamo per lo stesso magazine e abbiamo lo stesso grado di popolarità?’. La risposta mi sconvolse. ‘Gli uomini devono supportare [economicamente] le proprie donne, mentre le donne sono supportate dai propri mariti. Quindi gli uomini devono guadagnare di più’. Le persone erano stupite che mi fossi azzardata a mettere in dubbio il sistema1".
Riyoko non ha dovuto combattere soltanto per un giusto compenso. La sua è stata anche una battaglia creativa, portata avanti dall’inizio alla fine della pubblicazione di Versailles no Bara. Nell’imminenza della pubblicazione dovette infatti insistere affinché le venisse data una chance, dato che gli editor erano convinti che il pubblico si sarebbe annoiato. Le cose non sono diventate più semplici neppure quando il manga è esploso in un vero e proprio fenomeno culturale; con la morte della sua eroina, Oscar, dall’alto le arrivò l’ordine di concludere la storia in massimo dieci capitoli, nonostante Riyoko sentisse di avere ancora molto da raccontare. La pressione, però, non ha mai avuto la meglio: una volta concluso Versailles no Bara, è passata immediatamente all’opera successiva, continuando a proporre manga storici che con le loro tematiche sfidano le convenzioni di genere.
Riyoko Ikeda è un’autrice estremamente prolifica, che a oggi ha prodotto quasi quaranta titoli, la maggior parte dei quali interamente scritti e disegnati da lei. Tra le opere più note si ricordano: Caro fratello… (Oniisama e…), che ha ricevuto anche un adattamento animato, e La finestra di Orfeo (Orpheus no Mado), con il quale nel 1980 ha vinto il Certificato d’eccellenza conferito dall’Associazione di fumettisti del Giappone.
Ikeda tuttavia non è solo mangaka: nel 1995 si è iscritta all’Università di musica di Tokyo per studiare canto lirico, concludendo gli studi nel 1999. Negli ultimi anni ha smesso di scrivere, ma continua a viaggiare per le fiere del fumetto e per esibirsi come cantante lirica in tutto il mondo.
Note
1 Interview: Riyoko Ikeda Reflects on Gender Inequality in Her 20s and Staying True to Her Beliefs, Oricon, 24 gennaio 2025.